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Fondazione "Montagna e Europa" Arnaldo Colleselli - Belluno
La Fondazione "Montagna e Europa" Arnaldo Colleselli, con sede a Belluno, Via Garibaldi 35/b è stata costituita nel dicembre 1990 e riconosciuta con delibera della Giunta regionale del Veneto 28 luglio 1992, n. 4377; nel territorio della provincia di Belluno e sull'arco alpino, negli anni ha via via acquisito prestigio e apprezzamento per le numerose e qualificate iniziative di ricerca e di approfondimento svolte, con sistematica attenzione ai profili socio-economici e delle riforme istituzionali di particolare interesse per la montagna; è prioritariamente impegnata nella messa a fuoco delle politiche comunitarie, nazionali, regionali e locali per le zone montane, specie di quelle alpine, secondo un organico programma a cura del proprio Comitato scientifico. ***** La Fondazione "Montagna e Europa" porta il nome di Arnaldo Colleselli (1918-1988) che, dopo essere stato deputato e senatore, venne eletto al Parlamento europeo nella prima legislatura a suffragio universale diretto (1979-1984). Durante quel mandato, nel dicembre 1983, l'assemblea approvò una Risoluzione, nota proprio come "risoluzione Colleselli", che risulta essere il primo atto formale delle istituzioni comunitarie sui problemi specifici della montagna alpina vista nelle sue molteplici valenze intersettoriali ed ambientali, oltre che come "spazio" di cooperazione transnazionale. Le finalità della Fondazione sono meglio precisate nell'art. 4 dello Statuto, là dove si indica, fra altri aspetti, anche lo scopo di "promuovere attività di studio, di dibattito e di comunicazione mediante ogni mezzo utile (?) volte ad approfondire e diffondere l'analisi dei caratteri peculiari della montagna bellunese nel contesto veneto, alpino, europeo". In altri termini, la Fondazione, con un impegno eminentemente culturale e di proposta che scaturisce "dal basso" secondo la più moderna filosofia sostenuta dall'Unione europea, punta a favorire le condizioni che possano consentire di pervenire a un effettivo autogoverno da parte delle genti di montagna, partendo dal riconoscimento delle specificità che le contraddistinguono e con l'obiettivo di sempre meglio integrare la società e l'economia montana in quella europea. Tale sensibilità e tale indirizzo metodologico hanno connotato l'attività della Fondazione in numerosi campi e in varie sedi. La Fondazione ha collaborato con la Commissione Barberis istituita, all'inizio degli anni Novanta, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in vista di un organico intervento legislativo nazionale per la montagna (poi concretatosi nella legge 97/1994). Ha fornito un contributo all'elaborazione della legge regionale del Veneto sull'organizzazione delle Comunità Montane. Ha concorso ad organizzare l'incontro preparatorio della prima Conferenza nazionale per la montagna, a cura del Cnel, dedicato all'arco alpino. Ha promosso, d'intesa anche con il settimanale bellunese "L'Amico del Popolo", vari "forum" sulla riforma federale dello Stato e, per conto della Provincia di Belluno, ha messo a punto una serie di ipotesi per l'autonomia della montagna bellunese nell'ambito del processo di decentramento amministrativo e di un'ordinata ripartizione dei compiti amministrativi a livello locale. Dal lato della prospettiva europea, si segnalano in via prioritaria: 1.l'approfondimento - nella prima parte degli anni Novanta - del ruolo delle comunità frontaliere nella cooperazione alpina, con particolare riferimento al versante Italia-Austria, prima ancora che quest'ultimo Paese entrasse a far parte dell'Unione europea e che la stessa Unione europea promuovesse iniziative mirate alla collaborazione interregionale transeuropea; 2.lo studio degli scenari che in vista degli anni 2000 si prefiguravano per le zone montane con un percorso multidisciplinare orientato a declinare un approccio integrato ed intrecciato attorno allo scacchiere Autonomie locali-Regione-Stato-Europa mediante un'effettiva applicazione del principio di sussidiarietà; 3.lo studio delle idee di sviluppo possibile e sostenibile per le aree montane nell'ambito dei nuovi programmi comunitari per il periodo 2000-2006. Di tutto ciò danno conto - fra le altre - le seguenti tre pubblicazioni (distribuite fuori commercio). ItaliAustria. Il ruolo delle comunità frontaliere nella cooperazione alpina Nel maggio 1993, all'indomani dell'accordo-quadro tra la Repubblica Italiana e la Repubblica d'Austria, entrambe "consapevoli dei vantaggi che comporta la cooperazione transfrontaliera per una cooperazione europea sempre più stretta", d'intesa con altre istituzioni la Fondazione Colleselli promosse un convegno di studio per valutare come sviluppare concrete forme di collaborazione lungo l'arco alpino nord-orientale. Tale simposio registrò il contributo di diplomatici dei due Paesi, di rappresentanti delle istituzioni regionali e provinciali interessate nonché di responsabili di organismi economici e di esperti. Tutto ciò rifletteva un dato di non trascurabile portata, specie tenendo conto di questa realtà di confine che, fino a non molto tempo addietro, ha determinato non solo una barriera fisica ma anche psicologica e culturale. Peraltro proprio la lezione di vita di Arnaldo Colleselli, uomo di frontiera oltre che esponente della comunità ladina, suggeriva di anticipare con iniziative, come questa, la ricerca dei comuni interessi e di comuni progetti facendo leva sul più ampio partenariato. Successivamente, nel marzo 1995 a cura della Fondazione uscirono gli atti dell'incontro raccolti in uno stimolante volume bilingue, anticipatore di "mosse" e di scelte successivamente intraprese dagli organi competenti. La montagna oltre il Duemila. Una sfida per l'Europa A dieci anni dalla scomparsa di Arnaldo Colleselli, la Fondazione ha ritenuto utile pubblicare un volume di saggi a cura di autorevoli esperti, con lo scopo di mettere in luce - in prospettiva anche europea - il grado di sviluppo delle questioni attinenti il governo e l'assetto economico, sociale e territoriale delle zone montane, innanzitutto di quelle alpine. Nella sua impostazione interdisciplinare il volume rappresenta perciò uno dei più aggiornati strumenti di interpretazione dei temi dello sviluppo sostenibile e autoregolamentato. Duplice il suo filo conduttore: delineare scenari sotto diversi angoli visuali - l'amministrazione, l'economia, il territorio, la società civile - e insieme avere un'impronta il più possibile operativa per favorire un più incisivo autogoverno da parte di aree che ne avvertono, forte, l'esigenza come più di cinquant'anni fa auspicava la "Carta di Chivasso"; in secondo luogo far emergere nelle azioni comunitarie prossime venture la necessità di uno "spazio" specifico per i territori in quota, e insieme sottolineare il principio di sussidiarietà quale chiave di volta di un assetto mirato a valorizzare il ruolo delle realtà sociali e delle istituzioni più vicine al cittadino della montagna anche su scala europea. Si tratta di un contributo che mancava, scritto in modo divulgativo ma rigoroso da specialisti della materia, quasi tutti bellunesi. Il "cuore" del libro consta di tredici saggi suddivisi in tre sezioni precedute da un'introduzione generale. La prima parte illustra il Quadro istituzionale e normativo; la seconda presenta il Quadro economico e sociale; la terza propone riflessioni sul Quadro territoriale. Seguono la rievocazione della figura di Colleselli e una serie ragionata di documenti sulle problematiche della montagna e sulle prospettive dell'Europa unita proposti o discussi da Colleselli in varie circostanze, compresa la prima Risoluzione a favore delle zone montane da lui fatta approvare all'Europarlamento nel dicembre 1983, a cui ne è seguita un'altra solo alla fine del 1998. Nel complesso, questo libro disegna una trama orientata versa una sempre più stretta integrazione europea, che tenga conto delle peculiari diversità che compongono il mosaico complessivo: una ricerca organica "pensata" per spiegare le ragioni e le capacità di proposta, progetto e autonomia di chi ai piedi dei monti vive, "resiste" (all'omologazione anche della pianura) e svolge attività economiche sovente trascurate. La pubblicazione, chiusa da una postfazione del Commissario europeo per lo sviluppo rurale, Franz Fischler, è introdotta da una stimolante prefazione - "L'Europa è il nostro destino" - di Romano Prodi, scritta nel dicembre 1998 e oggi ancor più pregnante nel contenuto, dopo la sua nomina a presidente della Commissione di Bruxelles. È una montagna dunque più vissuta e dunque non incartapecorita, quella che dà sostanza a questa ricerca a più mani. La montagna infatti non è un luogo di espressione geografica, soltanto, né uno specchio contemplativo. È un sistema articolato e complesso fatto di condizioni ambientali, di attività umane, di risorse naturali e culturali. Racchiude una delle dimensioni più originali del "pianeta Europa" anche se spesso in penombra rispetto ad altri argomenti che dominano la scena. La montagna cerniera d'Europa Si tratta degli atti del convegno internazionale "La montagna cerniera d'Europa" promosso dalla Fondazione e con il quale è stato dato il via al calendario di Belluno Capitale delle Alpi 1999. Nel momento in cui le autorità politiche discutevano di "Agenda 2000" il convegno è servito a preparare il terreno ad almeno quattro risultati: 1) nella trattativa conclusa al vertice di Berlino, il governo italiano è riuscito a far ampliare al 2005 la fase transitoria di "fuoriuscita" dal sostegno comunitario delle zone già classificate 5b e non ammesse al nuovo obiettivo 2; 2) la riforma della politica agricola comune mira, più del passato, alla "promozione del potenziale endogeno" delle zone rurali e sarà applicata sull'intero territorio a prescindere dalla zonizzazione per obiettivi; 3) nel periodo 2000-2006 vengono potenziate le iniziative Interreg e Leader e si riafferma l'impegno ad "accelerare e semplificare" le procedure; 4) nella scelta dei Comuni da ammettere all'obiettivo 2, la Regione Veneto ha deciso di rivolgere "particolare attenzione", fra altri aspetti, alla "salvaguardia delle aree montane". ***** L'attività di respiro europeo da parte della Fondazione "Montagna e Europa" Arnaldo Colleselli merita di essere considerata alla luce di una serie convergente di valutazioni (che possono trovare riscontro nella poliedrica attività sviluppatasi in un decennio cruciale dal punto di vista storico e dei mutamenti sociali). Più precisamente: Attraverso la Fondazione Colleselli, il cui lavoro si basa tutto sul volontariato di chi ne fa parte, la montagna alpina partecipa a pieno titolo al dibattito sull'avvenire dell'Unione europea, in vista anche dell'ampliamento a Paesi che, pure, si affacciano sull'arco alpino; inoltre trova modo di confrontarsi, con pari dignità, con studiosi e protagonisti della vita politica, economica, sociale contribuendo, con le sue proposte, a formare orientamenti e decisioni di indubbio valore strategico. Le iniziative della Fondazione Colleselli, attenta anche all'evoluzione dell'ordinamento interno in senso autonomista e federalista, ha concorso, concorre e concorrerà a "segnare" in modo significativo prospettive e aspettative delle popolazioni della montagna bellunese veneta ed alpina, a cui offre strumenti di conoscenza e occasioni di impegno civile, oltre che un punto privilegiato di partecipazione al processo di integrazione europea. Pur concentrando la propria attività essenzialmente nella dimensione veneta, la Fondazione Colleselli coniuga, al meglio, la connessione fra "locale" e "globale", aprendo orizzonti, suscitando riflessioni e toccando temi nella più vasta ottica europea. Pur proponendosi come luogo di riflessione e di animazione culturale, la Fondazione Colleselli punta, sistematicamente, ad una sintesi tra elaborazione teorica e concretezza applicativa, nella consapevolezza (oggi nell'opinione pubblica senz'altro più diffusa di dieci anni fa) della complessità, dell'interdipendenza e della dimensione anche sovranazionale dei problemi della montagna. ***** Fra altre iniziative portate a termine dalla Fondazione "Montagna e Europa", spicca anche l'originale volumetto La salvazione del Creato (sottotitolo: Riflessioni sull'etica della montagna e dell'ambiente) che raccoglie una serie di contributi attorno a quella che si potrebbe chiamare la coscienza ecologica del nostro tempo. Un dialogo serrato, protagonisti esperti di chiara fama, su un tema nevralgico e sempre più emergente: la responsabilità del futuro. Un testo a più voci, denso di contenuti, di analisi e di proposte che consegna al lettore testimonianze autorevoli atte a focalizzare al meglio il tema dell'ambiente come creazione divina e non come oggetto di incontrastato dominio dell'uomo. Tra le righe degli interventi, emerge la comune consapevolezza che ogni territorio è una risorsa preziosa ed irriproducibile, da tutelare e da lasciare in dote alle generazioni che verranno. Insomma, la maturazione d'una coscienza ecologica - e, per quanto riguarda la Chiesa, di una teologia della natura, possibile terreno d'incontro tra le diverse confessioni religiose - è una premessa indispensabile per garantire un futuro ad un "pianeta" delicato, nel segno della ricerca d'un equilibrio tra la necessità di salvaguardia ambientale e l'esigenza di garantire un armonico sviluppo economico alle vallate alpine, che vanno inesorabilmente spopolandosi. A chiudere il volume è un discorso di Giovanni Paolo II, pronunciato in occasione dell'udienza generale del 26 gennaio 2000. Il Santo Padre, riferendosi alla natura, indica ai cristiani la via da seguire: "Questa capacità di contemplazione e di conoscenza, questa scoperta di una presenza trascendente nel Creato, ci deve condurre anche a scoprire la nostra fraternità con la terra, a cui siamo legati a partire dalla nostra stessa creazione". ***** All'inizio del 2002, Anno internazionale delle montagne, la Fondazione "Montagna e Europa" ha diffuso un appello-manifesto intitolato Il buon governo delle montagne e rivolto ai rappresentanti delle Istituzioni, in un'ottica di sussidiarietà fra Regione, Stato e Unione europea, con lo scopo di promuovere l'effettività dei diritti civili e sociali degli abitanti delle zone montane, custodi di un compendio ambientale di valore universale. Il documento ha registrato l'adesione "piena e convinta" dello scrittore Mario Rigoni Stern, "per il suo stile innovativo e per il suo contenuto propositivo". Il testo si articola in due parti: il documento vero e proprio e una sintesi in 10 linee-guida. |
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